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Canone Rai in bolletta: la risposta alle domande più frequenti

02/03/2016

canone rai

Tra le tante novità introdotte dalla legge di Stabilità, l’articolo 208/2015 prevede lo scambio di dati tra aziende per l’energia elettrica, Anagrafe tributaria, Comuni, Authority energetica. Arriva da questo principio la nuova disposizione che riempie le pagine dei giornali e allarma chi fino a ora era riuscito a scamparsela e a sfuggire al pagamento del canone Rai, circa il 27% delle famiglie secondo un vero e proprio record europeo.

La novità principale è quella che ormai conosciamo: a partire dal 1° luglio la riscossione del canone Rai avverrà attraverso il gestore per l’energia elettrica. Si riduce inoltre l’importo della tassa che passa da 113,50 a 100 euro e il pagamento verrà dilazionato durante l’anno in base alla tariffazione (generalmente bimestrale) proposta dal gestore.

L’addebito del canone comparirà nella bolletta della luce con gli importi indicati a parte rispetto alle voci di spesa della bolletta elettrica. Per quest’anno nel mese di luglio saranno comprese anche le rate scadute per l’anno in corso, mentre il nuovo sistema andrà a regime solo nel 2017.

La novità introdotta dalla norma è la presunzione del possesso di un televisore se esiste un’utenza per la fornitura elettrica nel luogo in cui il contribuente ha la sua residenza anagrafica.

L’obbligo di pagamento è a carico dell’intestatario della bolletta, che nel caso in cui non disponga di un apparecchio adatto a ricevere le trasmissioni e non sia quindi in possesso di un televisore, potrà richiedere l’esenzione dal versamento del canone presentando una dichiarazione di non detenzione.

Sono molti i quesiti derivanti da combinazioni di situazioni differenti: parte delle famiglie dispone di più di un apparecchio, o è proprietaria di più case, o ancora può trovarsi nella condizione di occupare un immobile in affitto. Vediamo di chiarire le situazioni più comuni.

All’inquilino che dispone di un apparecchio televisivo, anche se di proprietà del locatore, spetta il pagamento del canone Rai se intestatario della bolletta della luce. Secondo la legge è infatti lui detentore dell’apparecchio.

Il pagamento del canone spetterà anche a chi ha un abbonamento a una Pay TV per la visione di trasmissioni tramite satellite o via cavo, trattandosi comunque di ricezione del segnale audio/video. Anche se non si guardano i canali Rai, ma solo le TV private o satellitari, sussiste l’obbligo di pagamento.

Il possesso di un apparecchio televisivo comporta comunque il pagamento del canone, anche se lo si usa come monitor per il PC o solo per guardare dvd o giocare ai videogiochi: la destinazione dell’apparecchio televisivo a uso diverso non esonera dal pagamento del canone.

Dovrà pagare anche chi risiede all’estero e possiede una casa in Italia dotata di un apparecchio televisivo. 

Chi allora non sarà tenuto a pagare?

Chi ha una seconda casa, prima di tutto. Perché il canone è dovuto una sola volta in relazione agli apparecchi Tv detenuti nei luoghi adibiti a propria residenza o dimora.

Chi, ancora, fa parte dello stesso nucleo famigliare e abbia residenza o dimora nello spesso appartamento dell’intestatario obbligato al pagamento.

Non paga il canone anche chi dispone di un computer e guardi la TV via internet, non essendo il PC un apparecchio adatto a ricevere il segnale audio e video.

Ancora, sono esonerati i contribuenti di età pari o superiore a 75 anni con un reddito proprio e del coniuge che non supera complessivamente 6.713,98 euro all’anno. La legge dovrebbe prevedere entro il 2018 l’innalzamento della soglia di esenzione a 8 mila euro.

Non è tenuto a pagare neanche chi possiede un apparecchio all’interno di un’attività commerciale, quindi un bar o un ristorante, non trattandosi di un’utenza domestica, ma dovrà comunque versare un canone speciale previsto per quel tipo di utenza. 

Chi è intestatario di un’utenza elettrica ma non ha la tv può fare un’autocertificazione allo sportello Sat dell’Agenzia delle Entrate dichiarando di non possedere l’apparecchio televisivo, secondo le modalità che saranno definite nei prossimi mesi da un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate.

Le false dichiarazioni saranno punite ai sensi del codice penale: in questo caso si prospetta il reato di falsità ideologica del privato in atto pubblico, punibile con la reclusione fino a due anni.

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A cura di: Paola Campanelli
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