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Libretti d’impianto, le regioni non archiviano i dati

05/02/2015

libretto di impianto

È scattato dal 15 ottobre 2014 l’obbligo per proprietari di casa e inquilini di detenere il nuovo libretto d’impianto, il documento che identifica caldaie e sistemi di climatizzazione estiva dell’immobile.

Il libretto è formato da 37 pagine, a loro volta suddivise in 14 schede, che devono essere compilate a cura dell’installatore o manutentore dell’impianto con una spesa variabile tra i 20 e i 40 euro.

Contestualmente all’entrata in vigore, le regioni avrebbero dovuto istituire un catasto dove archiviare le informazioni derivanti dallo stato degli impianti termici, in modo tale da indirizzare le ispezioni per verificare l’osservanza degli obblighi imposti in fatto di manutenzione. Tale obbligo è previsto dal DPR (Decreto del Presidente della Repubblica) numero 74 del 2013, secondo cui – al comma 10 – le Regioni e le Province autonome devono provvedere a “istituire un catasto territoriale degli impianti termici, anche in collaborazione con gli Enti locali e accessibili agli stessi”.

Attualmente solo poche regioni lo hanno rispettato: prima fra tutte la Lombardia seguita dal Piemonte, che ha istituito il CIT (Catasto impianti termici) dall’ottobre scorso. Il Veneto ha attivato dal 2 gennaio il sistema telematico Circe (Catasto impianti e rapporti di controllo di efficienza energetica) mentre l’Emilia-Romagna ha avviato da poco l’iter per l’istituzione del catasto. La Sicilia ha rinviato l’archiviazione dei dati e, attraverso un atto del 27 novembre 2014, ha spostato di 120 giorni il termine per la registrazione degli impianti già esistenti.

Monta la protesta dell’Unione Nazionale Consumatori: “Noi non siamo contrari all’istituzione del catasto degli impianti” – commenta Pieraldo Isolani, responsabile del settore Energia – “anzi ne chiediamo una rapida attivazione, convinti che questi archivi potranno favorire la sicurezza e orientare in modo mirato i controlli. Tuttavia fino a quando le regioni continueranno a non rispettare la legge e quindi a non istituire il catasto degli impianti, i dati contenuti nei nuovi libretti non potranno essere registrati. Pertanto chiediamo di rinviare l’obbligo del nuovo libretto fino a quando verranno realizzati e attivati i catasti regionali”.

Lo scopo di queste nuove norme è quello di poter garantire la sicurezza dei cittadini visto le quasi 20 milioni di caldaie installate nel nostro paese: una parte di queste, però, sono in servizio da diversi anni e necessiterebbero di essere sostituite. Con le disposizioni entrate in vigore è possibile identificare ogni impianto attraverso un codice, che sarà allegato al libretto: nel momento in cui la ditta manutentrice effettuerà i controlli dovrà comunicare telematicamente i dati rilevati al catasto, in modo tale che l’Ente possa avere un quadro chiaro sulla stato degli impianti nella regione.

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A cura di: Paola Campanelli

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