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Bollette, no al servizio di maggior tutela

23/01/2015

servizio di maggior tutela

Si torna a parlare di abolizione del sistema di tariffe fissate dall’AEEGSI, l’Autorità per l’Energia Elettrica il Gas e il Sistema Idrico.

L’idea del Governo è contenuta in una bozza del decreto legislativo sulla concorrenza e prevede che il servizio di maggior tutela per il controllo delle bollette di gas e luce venga eliminato: si ipotizza il termine del 30 giugno di quest’anno per il primo settore, mentre per l’energia elettrica si arriverebbe al 30 giugno del 2016.

La prestazione di tutela è rivolta alle famiglie e alle piccole imprese – quest’ultime solo per l’elettricità e per aziende con un fatturato minore di 10 milioni di euro – che decidono di non cambiare fornitore rivolgendosi al mercato libero, lasciando pattuire all’Autorità le condizioni contrattuali delle tariffe.

I pareri sull’utilità di tale provvedimento sono discordanti: tra i favorevoli all’eliminazione c’è sicuramente l’Antitrust; tuttavia la stessa Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è d’accordo ad agire d’intesa con l’AEEGSI per accrescere il sistema di vigilanza e di informazione a tutela dei consumatori.

D’accordo anche gli analisti dell'Istituto “Bruno Leoni” che in uno studio coordinato da Lorenzo Castellani con la collaborazione di Assogas, analizza gli aspetti fondamentali sulla rimozione della tutela nel mercato del gas. L’analisi effettuata rileva che i paesi europei in cui il settore è totalmente liberalizzato realizzano risparmi più alti grazie a una tariffa minore del metano: tra questi Gran Bretagna e Estonia rispettivamente con 5,62 e 5,76 centesimi di euro per kilowattora equivalente (kWh). Questi Paesi hanno anche un tasso di switch – passaggio a un altro fornitore – superiore al 10%, ponendoli ai vertici d’Europa.

Importante anche il confronto con i Paesi che frenano la liberalizzazione, con un costo di 11,28 centesimi per la Danimarca, 9,09 centesimi per l’Italia e 8,08 centesimi per la Grecia.

Le conclusioni dello studio sono molto chiare: la messa in disparte del regime di tutela porterebbe allo sviluppo del mercato, con una domanda più dinamica che favorirebbe la riduzione dei prezzi.

Contraria al provvedimento invece la Federconsumatori, secondo cui in molti casi le offerte sul mercato libero sono più costose rispetto al mercato tutelato, assottigliando il risparmio massimo – dal 2010 ad oggi –  tra le due opzioni. Sulla stessa linea il Movimento Difesa del Cittadino:  “considerando le bollette pazze e i rivenditori furbetti che propinano ai consumatori contratti non richiesti, possiamo facilmente immaginare senza essere apocalittici che, venendo meno proprio in questo momento di crisi le condizioni economiche e contrattuali delle tariffe definite dall’Autorità, si incentiveranno i comportamenti scorretti a danno dei consumatori”.

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A cura di: Paola Campanelli
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