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Tariffe elettriche: scontro Governo-Ferrovie

11/09/2014

energie_ferrovie

La questione relativa all'aumento delle tariffe elettriche per i treni, prevista da uno degli articoli del Decreto Competitività, rischia di portare ad un vero e proprio scontro. L'ipotesi ventilata dall'esecutivo, infatti, potrebbe addirittura spingere l'amministratore delegato delle Ferrovie, Michele Elia, a tornare alla situazione esistente prima che il comparto dell'elettricità nazionale venisse nazionalizzato, all'inizio degli Anni '60.

E' questa l'epoca nella quale, appunto, le Ferrovie di Stato usavano le proprie centrali idroelettriche per alimentare i mezzi, terminata con l'alienazione degli impianti allo Stato, che però non fu definitiva e che prevedeva un corrispettivo. L'accordo siglato nel 1963 e oggetto di un decreto presidenziale, emanato nello stesso anno, prevedeva infatti che l'Enel incamerasse tutti gli impianti delle Ferrovie, senza sborsare una sola lira, ma con l’impegno di fornire alla controparte tutta l'energia elettrica di cui necessitava, previo versamento di un costo industriale, da calcolare di volta in volta.

Se nel corso di questi lunghi decenni l'Italia è molto cambiata, come del resto il quadro d'insieme del settore ferroviario, una cosa è però rimasta del tutto invariata: la proprietà pubblica della rete ferroviaria. La vecchia Rete Ferroviaria Italiana (RFI) pur essendo una società per azioni è ancora di proprietà statale e provvede di giorno in giorno ad acquistare l'elettricità che serve ai treni per poter circolare, rivendendola poi alle varie aziende pubbliche e private che muovono passeggeri e merci sulle tante tratte tricolori.

Le centrali cedute dalle Ferrovie, in conseguenza di quell'accordo, si trovano quindi ancora oggi in una sorta di limbo, una situazione che potrebbe presto innescare un vero e proprio scontro dai contorni indefiniti. L'Enel infatti sostiene in maniera del tutto informale che le centrali sarebbero ormai diventate di sua proprietà, in conseguenza dei decenni di sconti praticati ai mezzi ferroviari e delle tante migliorie apportate con ingenti investimenti operati. Rimane però il fatto che, appunto, quell'antico patto non è mai stato ritoccato, in quanto rimetterci mano non conveniva a nessuno.

Michele Elia non sembra da parte sua intenzionato ad andare in una guerra aperta con l'esecutivo, usando la questione delle centrali come una semplice arma di pressione. Il tutto mentre anche Assofer, che raccoglie un ampio spettro di operatori ferroviari, fa presente come l'incremento delle tariffe elettriche prospettato, potrebbe portare all'aumento dei pedaggi per il trasporto delle merci da tre a quattro euro al chilometro. Non meno dura Confetra, secondo la quale l'effetto di tutto ciò sarà l'uscita dal mercato in Italia del trasporto merci su rotaia.

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A cura della Redazione

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